Sfasciacarrozze. Sfascio. Autodemolitori.
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Autodemolizioni nell’UE: normativa ELV sulle autodemolizioni

Autodemolizioni

Autodemolizioni nell’UE: normativa ELV sulle autodemolizioni

Autodemolizioni
Autodemolizioni

Autodemolizioni nell’UE: guida a regole e procedure, secondo la normativa sulle autodemolizioni ELV (End of Life Vehicle) dell’Unione Europea.

Da www.euresp-plus.net

Autore: Gaspare Antonio Giglio, dottore in Scienze Ambientali
Si ringraziano:
Ecoeuro srl
Iris-mec srl
Progetto Ecosoluzioni srl
Logima srl
Righetti Danilo Autodemolizioni srl

1.           Scopo e campo di applicazione
1.1         Riferimenti bibliografici

2.          Le dimensioni del settore autodemolizioni

3.          Normativa sulle autodemolizioni

4.          Il processo produttivo e gli impatti ambientali
4.1        Il processo produttivo
4.2        Impatti ambientali
4.2.1     Inquinamento del suolo e delle falde
4.2.2    Rischio incendio
4.2.3    Rumore
4.2.4    Acque di dilavamento

5.         Tecnologie per autodemolizioni
5.1        Il trasporto delle autovetture
5.2       Lo stoccaggio dei veicoli
5.3       La bonifica
5.4       Trattamento e stoccaggio rifiuti
5.5       Rifiuti solidi
5.5.1    Metalli
5.5.2    Pneumatici
5.5.3    Plastiche
5.5.4    Vetro
5.6       Batterie esauste
5.7       Filtri dell’olio
5.8       Rifiuti liquidi
5.8.1    Oli minerali
5.8.2    Altri liquidi di bonifica
5.9       Gas refrigeranti
5.10     Combustibili
5.10.1  Carrelli elevatori
5.10.2  Impianti di riscaldamento per esterni o interni
5.10.3  Produzione di energia elettrica e calore
5.11      Ricambi

6.         Allegato 1
7.         Allegato 2

1. Scopo e campo di applicazione

Obiettivo di questa rassegna è di presentare le migliori tecnologie per autodemolizioni attualmente presenti nel mercato, intendendo con questo termine quell’attività che va dalla raccolta e trasporto delle autovetture fino alla bonifica, separazione e stoccaggio (con annesso eventuale trattamento di riduzione volumetrica) dei diversi rifiuti recuperabili.

Rimangono al di fuori del campo di applicazione della presente rassegna tutte le attività di frantumazione, separazione e, in generale , di trattamento dei rifiuti al fine di permetterne il passaggio da rifiuti a materie prime seconde (MPS).

L’approccio è quello di “processo”: verranno cioè esaminate tutte le fasi di lavoro, individuando gli aspetti ambientali più significativi e le tecnologie per autodemolizioni più moderne che permettono di ridurre al minimo il rischio ambientale.

Allo stesso tempo, per ogni fase, senza perdere d’occhio gli obiettivi di qualità, saranno individuate tutte quelle buone pratiche gestionali e le informazioni legislative che, insieme alle tecnologie per autodemolizioni, permettono di gestire il processo sposando qualità, efficienza del lavoro e tutela ambientale.

Consci che in questo settore ci si confronta spesso con imprese micro (meno di 10 dipendenti) o piccole (meno di 50 dipendenti) l’ottica è quella di fornire un supporto di facile consultazione, che possa dare informazioni utili agli imprenditori.

1.1 Riferimenti bibliografici

Per la redazione della presente Guida ci si è riferiti a:

2. Le dimensioni del settore autodemolizioni

L’Italia è stato tra i primi paesi europei ad avere un sistema di registrazione e de-registrazione dei veicoli, costituito dal Pubblico registro automobilistico (PRA), capace di fornire informazioni precise ed attendibili sulla gestione dei veicoli giunti a fine vita e divenuti, quindi, rifiuti.

Grazie ai dati forniti dal PRA è dunque possibile farsi un’idea delle dimensioni del settore autodemolizioni. Nella successiva tabella sono indicati i numeri delle autovetture demolite in Italia negli anni 2005, 2007, 2010.

Anno                   Autovetture demolite
2005                            1.228.414
2007                            1.550.618
2010                             1.191.610

Per avere un’idea della percentuale di autovetture che annualmente sono destinate alla demolizione, si pensi che il parco autovetture in Italia era di 36.751.311, nel 2010, e che i veicoli demoliti nello stesso anno furono il 3,24%.

L’importanza del settore delle autodemolizioni nella produzione di rifiuti si rileva anche dal fatto che un’intera categoria di rifiuti fa riferimento proprio all’attività di autodemolizioni (si veda l’allegato 1).

Oltre al numero di autovetture presenti e destinate alla demolizione, molto interessante (soprattutto in riferimento alle tecnologie per il recupero di certi combustibili) è il dato relativo alle variazione della tipologia di alimentazione, determinato prevalentemente dall’aumento consistente dei prezzi di benzina e gasolio.

3. Normativa ELV sulle autodemolizioni

Per la quantità e per gli impatti ambientali che può determinare il loro trattamento di fine vita, i veicoli fuori uso rappresentano sicuramente uno dei flussi di rifiuti più significativi.

Per questo motivo sono stati oggetto di molteplici studi da parte della Commissione europea dal 1991, con la costituzione del gruppo di progetto europeo “ELV – End of life vehicles”.

Ravvisata quindi la necessità di una regolamentazione comune in tutti i Paesi dell’Unione, è stata approvata la direttiva 2000/53/CE, trasposta nel nostro ordinamento con il decreto legislativo del 24.6.2003, n. 209.

Obiettivo del D.Lgs.209/2003, nel sistema di gestione dei veicoli fuori uso, è quello di modernizzazione la filiera di trattamento, che dovrà adeguarsi a specifici requisiti tecnici ed assicurare un funzionamento efficiente, razionale ed economicamente sostenibile.

Per attuare tali obiettivi, secondo il principio della “responsabilità condivisa”, viene previsto il coinvolgimento nella gestione dei veicoli fuori uso di tutti gli operatori interessati: produttori di veicoli e componenti, concessionari, operatori addetti alla raccolta, imprese di autodemolizioni, di frantumazione, recupero e riciclaggio.

In particolare, il D.Lgs. 209/2003 disciplina:

  • le misure finalizzate alla prevenzione della produzione dei rifiuti provenienti dai veicoli, con particolare riferimento alla riduzione delle sostanze pericolose in essi contenute, da adottarsi fin dalla fase di progettazione dei veicoli;
  • le prescrizioni da osservare in fase di progettazione di nuovi veicoli, favorendo in tal modo il recupero dei veicoli e dei relativi componenti e materiali e, al fine di ridurre il volume dei rifiuti da smaltire, incrementando lo sviluppo del mercato dei materiali recuperati dalle autodemolizioni, privilegiandone il reimpiego ed il riciclaggio;
  • le azioni volte a favorire il riciclaggio di tutte le componenti metalliche e non metalliche e di tutte le materie plastiche;
  • le misure atte a garantire il riciclaggio, il recupero e lo smaltimento dei veicoli fuori uso in condizioni ambientalmente compatibili, con il coinvolgimento di tutti gli operatori economici coinvolti nel ciclo di gestione dei veicoli, fin dalla fase di progettazione;
  • la responsabilità dei diversi operatori economici coinvolti nel ciclo di gestione dei veicoli a fine vita.

Il decreto è composto da 15 articoli e corredato da quattro allegati tecnici, di cui i più rilevanti per il settore delle autodemolizioni sono:
• Allegato I: requisiti relativi al centro di raccolta e all’impianto di trattamento dei veicoli fuori uso;
• Allegato III: parti di ricambio attinenti alla sicurezza del veicolo.

In particolare l’allegato I fissa le prescrizioni tecniche per gli impianti di autodemolizioni, in particolare relativamente a:
• l’ubicazione degli impianti di trattamento,
• i requisiti dei centri di raccolta e degli impianti di trattamento,
• l’organizzazione dei centri di raccolta,
• i criteri per lo stoccaggio,
• le operazioni di trattamento per la messa in sicurezza dei veicoli fuori uso,
• le attività di autodemolizioni,
• le operazioni di trattamento per la promozione del riciclaggio,
• i criteri di gestione.

L’allegato III, invece, individua tutte quelle parti degli autoveicoli che, potendo compromettere la sicurezza del veicolo, non possono essere venduti come ricambi usati.

3.1 Il processo produttivo

Un impianto di autodemolizioni è organizzato in aree che rispecchiano le diverse fasi: dal trasporto degli autoveicoli allo stoccaggio, alla preparazione ed al trasporto dei diversi rifiuti destinati al recupero o smaltimento.
a) settore di conferimento degli autoveicoli;
b) settore di stoccaggio del veicolo fuori uso prima del trattamento;
c) settore di trattamento del veicolo fuori uso;
d) settore di deposito dei veicoli trattati;
e) settore di rottamazione per eventuali operazioni di riduzione volumetrica;
f) settore di deposito delle parti di ricambio;
g) settore di stoccaggio dei rifiuti pericolosi;
h) settore di stoccaggio dei rifiuti recuperabili.

Il settore di conferimento e stoccaggio degli autoveicoli non bonificati è fortemente legato alla fase di entrata nello stabilimento delle vetture che possono essere portate direttamente dai proprietari che se ne voglio disfare, ovvero caricate su bisarche o mezzi del soccorso stradale da parte delle stesse aziende di autodemolizioni.

Il mezzo è poi stoccato in area apposita fin dall’inizio dell’attività di bonifica. L’attività di bonifica è guidata da una serie di procedure di bonifica e di smontaggio delle diverse parti recuperabili, nonché dalle informazioni sui materiali utilizzati per le diverse parti dell’autoveicolo.

Tali procedure e informazioni sono fornite dal sistema IDIS (International Dismantling Information System), sviluppato dall’industria automobilistica per adeguarsi agli obblighi di legge della direttiva europea relativa alla rottamazione dei veicoli (normativa ELV) e si avvale di un sistema di informazioni, fornite dai costruttori agli operatori addetti al trattamento dei veicoli, per promuovere lo smaltimento sicuro ed economicamente vantaggioso dei veicoli da rottamare.

Per garantire un accesso semplice e veloce ai dati disponibili, tutti i dati relativi ai veicoli nel sistema IDIS vengono suddivisi nelle seguenti sezioni:
• Batterie
• Cariche esplosive
• Alimentazioni
• Climatizzatori
• Scarichi
• Catalizzatori
• Parti da rimuovere
• Pneumatici
• Altri pre-trattamenti
• Smaltimento

In ciascuna delle sezioni viene offerta una panoramica delle parti potenzialmente riciclabili per un determinato veicolo.

La versione attuale (5.31) del sistema IDIS è online e può essere applicata ad un totale di 809 modelli e 1681 varianti (http://www.idis2.com/index.php?&language=italian)

L’attività di bonifica prevede:
a) la rimozione degli accumulatori e relativo stoccaggio in appositi contenitori stagni, dotati di sistemi di raccolta di eventuali liquidi eventualmente fuoriusciti dalle batterie stesse,
b) rimozione dei serbatoi di gas (GPL, metano) compresso ed estrazione, stoccaggio e combustione dei gas ivi contenuti, nel rispetto della normativa ELV e delle norme italiane per gli stessi combustibili;
c) rimozione o neutralizzazione degli airbag;
d) prelievo del carburante liquido (benzina e gasolio) ed avvio al riuso;
e) rimozione, con raccolta e deposito separati in appositi contenitori, di olio motore, olio della trasmissione, olio del cambio, olio del circuito idraulico, antigelo, liquido refrigerante, liquido dei freni, fluidi refrigeranti dei sistemi di condizionamento e altri liquidi e fluidi contenuti nel veicolo fuori uso, a meno che non siano necessari per il reimpiego delle parti interessate.
f) rimozione del filtro-olio, che deve essere privato dell’olio, previa scolatura; l’olio prelevato deve essere stoccato con gli oli lubrificanti; il filtro deve essere depositato in apposito contenitore, salvo che il filtro stesso non faccia parte di un motore destinato al reimpiego;
g) rimozione e stoccaggio dei condensatori contenenti PCB (policlorobifenili);
h) rimozione, per quanto fattibile, di tutti i componenti che contengono mercurio.

Successivamente alla bonifica, che ha il principale scopo di allontanare dal mezzo liquidi, gas o oggetti che potenzialmente possono essere pericolosi per la sicurezza (es. airbag) o l’ambiente (filtri dell’olio) inizia la vera e propria attività di autodemolizione.

L’attività delle autodemolizioni consta delle seguenti fasi:
a) smontaggio dei componenti del veicolo, quale motore, assali e trasmissione;
b) rimozione, separazione e deposito dei materiali e dei componenti pericolosi in modo selettivo (es. accumulatori), così da non contaminare i successivi residui della frantumazione provenienti dal veicolo fuori uso;
c) smontaggio e deposito dei pezzi di ricambio commercializzabili, nonché dei materiali e dei componenti recuperabili, in modo da non compromettere le successive possibilità di reimpiego, di riciclaggio e di recupero. Tra questi ricordiamo la rimozione di: catalizzatore (che verrà poi stoccato in apposito contenitore, adottando i necessari provvedimenti per evitare la fuoriuscita di materiali e per garantire la sicurezza degli operatori); componenti metallici contenenti rame, alluminio e magnesio; pneumatici; grandi componenti in plastica quali paraurti e serbatoi contenitori di liquidi; componenti in vetro.
d) riduzione volumetrica dei rifiuti destinati al recupero (es. paraurti, pneumatici, carcassa dell’autoveicolo, etc.) e stoccaggio in attesa di conferimento a successivi impianti di trattamento.

3.2 Impatti ambientali

L’attività di autodemolizioni si presenta sicuramente come un’attività ad alto rischio ambientale, non solo per gli oggettivi rischi insiti creati da sostanze pericolose (acidi, oli minerali, carburanti, etc.), ma anche per la compresenza di materiale combustibile e sostanze infiammabili, attività rumorose, attività e stoccaggi inquinanti posti esternamente.

3.2.1 Inquinamento del suolo e delle falde

Si tratta sicuramente di uno degli impatti ambientali più significativi nell’attività di autodemolizioni. La presenza di ingenti quantitativi di sostanze liquide inquinanti nei veicoli, la bonifica, la movimentazione interna, il successivo stoccaggio e la presenza di pezzi contaminati rappresentano sorgenti potenziali di inquinamento del suolo e della falda. In questo senso il legislatore attraverso il Dlgs 209/2003 non solo ha predisposto tutta una serie di accorgimenti atti a ridurre tali rischi (doppi contenimenti, impermeabilizzazione, etc.) ma, consapevole del potenziale rischio ambientale di tali attività, richiede al titolare il ripristino ambientale dell’area utilizzata, alla chiusura dell’impianto di trattamento.

3.2.2 Rischio incendio

La presenza contemporanea, all’interno di un’impresa di autodemolizioni, di ingenti quantità di materiale combustibile, sostanze infiammabili e sorgenti di innesco fa si che il rischio incendio non sia da sottovalutare. I materiali combustibili quantitativamente più rilevanti sono gli pneumatici e la plastica, i cui stoccaggi spesso superano quel limite, presente nell’attuale DPR 1/08/11 n. 151 rispettivamente di 10000 e 5000 kg, oltre al quale l’azienda rientra tra i siti con obbligo di certificato prevenzione incendi (CPI). Oltre a materiali combustibili sono presenti sostanze infiammabili quali carburanti sia liquidi che gassosi sia stoccati in contenitori appositi, a seguito all’attività di estrazione dei liquidi dal veicolo, sia all’interno delle auto ancora da bonificare. Infine non mancano sicuramente fonti di innesco rappresentate non esclusivamente dall’impianto elettrico e dalle macchine di lavorazione ma anche dagli impianti di combustione di GPL e metano, nonché dalle possibili scintille che possono scaturire durante la lavorazione, movimentazione e stoccaggio di parti metalliche. Per questi motivi il DPR 1/08/11 n. 151 ha inserito le attività di autodemolizioni (attività n. 55) con una superficie complessiva di più di 3000 mq, tra le attività che necessitano di CPI.

3.2.3 Rumore

L’attività di autodemolizioni prevede, dato l’ingombro di autoveicoli e macchinari (es. presse), molte lavorazioni effettuate all’esterno. Questo non può se non influire sull’impatto acustico dell’attività.
Le attività più rumorose possono essere individuate:

  • nell’attività di schiacciamento in pressa delle carcasse;
  • nell’utilizzo dei ragni per la movimentazione del materiale;
  • nella movimentazione e accatastamento dei veicoli con carrelli elevatori;
  • nella attività di tranciatura di pezzi metallici o in plastica e nel taglio di vetri;
  • nell’attività di triturazione, se presente.

Buone pratiche per la riduzione del rumore esterno sono:

  • lo spostamento di attività dall’esterno all’interno qualora possibile;
  • la massima attenzione e la priorità, nell’acquisto di macchinari che dovranno lavorare all’esterno, oltre alla conformità agli obblighi di legge (normativa in merito alle emissioni sonore delle macchine e impianti destinati a lavorare all’esterno), per quelli caratterizzati da minori emissioni rumorose;
  • eventuale insonorizzazione delle macchine o applicazione di barriere fonoassorbenti.

Ai sensi del Dlgs 209/2003, al fine di minimizzare l’impatto visivo dell’impianto e la rumorosità verso l’esterno, è richiesto che il centro di raccolta sia dotato di adeguata barriera esterna di protezione ambientale, realizzata con siepi, alberature o schermi mobili.

3.2.4 Acque di dilavamento

Lo stoccaggio di veicoli bonificati e non, di rifiuti, le attività effettuate all’esterno rendono gli impianti di autodemolizioni fortemente contaminante per le acque di drenaggio provenienti da precipitazioni atmosferiche.
I seguenti settori, considerati quelli più a rischio (a meno che naturalmente l’attività non sia effettuata internamente) devono essere costruiti su superfici impermeabilizzate e resistenti agli inquinanti tipici degli stabilimenti di autodemolizioni:
a) conferimento e stoccaggio del veicolo fuori uso prima del trattamento;
b) trattamento del veicolo fuori uso;
c) deposito delle parti di ricambio;
d) rottamazione per eventuali operazioni di riduzione volumetrica;
e) stoccaggio dei rifiuti pericolosi;
f) stoccaggio dei rifiuti recuperabili;
g) deposito dei veicoli trattati.

Detti settori, come richiede il D.Lgs 209/2003, devono essere dotati di apposita rete di drenaggio e di raccolta dei reflui, munita di decantatori con separatori per gli oli.
Il grado di contaminazione delle autodemolizioni è considerato alto e, per questo motivo, le acque scolanti dovranno passare tutte (e non solo quelle di prima pioggia) attraverso un impianto di trattamento, prima dell’immissione in fognatura o nelle acque superficiali. Si parla in questo caso di acque reflue di dilavamento.

Normativa sulle autodemolizioni

Figura 1. Schema di un impianto di depurazione acque reflue di dilavamento in impianto di demolizione secondo le Linee Guida ARPA LG28/DT

La figura riporta la struttura di un impianto di acque reflue di dilavamento sito in impianto di rottamazione secondo le “Linee Guida ARPA LG28/DT – Criteri di applicazione DGR 286/05 e 1860/06 ACQUE METEORICHE DI DILAVAMENTO” della Regione Emilia Romagna.

L’impianto di trattamento è costituito da una vasca di calma (VSEP) che permette da una parte la deposizione della frazione pesante (fango) e dall’altra la separazione degli oli (VOIL). L’acqua viene poi pescata dalla vasca di separazione e immessa in successiva vasca, dove passa attraverso un filtro (a sabbia o granulare) prima di essere rilasciata nel collettore finale.

Segue da qui

Il sito “Sfasciacarrozze” è collegato ad alcuni siti altrettanto utili agli operatori del settore che desiderino evidenziarsi sul web: Rottamazione autoAutodemolitori